FORSE PORRO NON HA CAPITO DOVE SI TROVASSE

 

Come tutti i giovedì, anche il dieci ottobre chi scrive si collega con il Teatro Tre di Cinecittà in Roma, da dove va in onda - tramite l'emittente televisiva La Sette - il programma Servizio Pubblico (http://www.serviziopubblico.it), condotto da Michele Santoro.

La serata promette bene; gli ospiti in studio sono: il costituzionalista, ex presidente del Partito Democratico della Sinistra, Stefano Rodotà; il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini; il sedicente giornalista, vicedirettore del fogliaccio forzitaliota Il Giornale (pagato, ahinoi, con i soldi pubblici - una vera schifezza, perpetrata ai danni degli italiani con il solo intento di far risparmiare soldi al 'povero' Malvivente Milanese - a causa del fatto che conduce un programma su Rai Due, intitolato "Virus: il contagio delle idee"), Nicola Porro; l'altra sedicente giornalista Annalisa Chirico - scribacchina di Panorama - anch'ella al servizio del Delinquente di Arcore, come si evince appena apre bocca per darle aria.

L'inizio della serata è fulminante: il conduttore afferma che "i partiti, ma non quelli che ci sono adesso, sono essenziali per la democrazia".

Trovo splendida la precisazione: è evidente a tutti che questa classe dirigente non è all'altezza di essere definita tale; resta il fatto che, a mia memoria, è la prima volta che qualcuno lo dice così apertamente in televisione.

A seguire, la parola passa all'ex candidato alla Presidenza della Repubblica: questi spiega le ragioni della manifestazione di sabato prossimo - dodici ottobre - dicendo chiaramente che questo raduno, al quale parteciperà anche il Landini, sarà "in difesa, ma soprattutto per l'attuazione, della Costituzione italiana", sottolineando che la Carta fondamentale dello Stato precisa che "l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro", e "non sul suo sfruttamento", come terrà a precisare in seguito il sindacalista capo dei metalmeccanici della Cgil.

A ruota del giurista interviene il Porro: esordisce asserendo che, secondo lui, "la Repubblica dovrebbe essere fondata sulla libertà, non sul lavoro"; poi, avendo probabilmente realizzato di averne detto una un po' troppo grossa, precisa di essere d'accordo con i contenuti dell'evento illustrato dall'ex parlamentare 'comunista'.

Questo non toglie che tutto il suo sproloquio dimostra, ancora una volta, quanto questo signore non conosca il significato del termine democrazia: ed ancora peggio palesa tutta la sua immensa presunzione nello sfidare sul tema delle riforme costituzionali un esperto del ramo della qualità di Stefano Rodotà; il sospetto è che il sedicente giornalista - in realtà uno dei peggiori tirapiedi del Padrino di Arcore - non abbia proprio capito dove si trovasse e con chi avesse a che fare.

 

Genova, 11 ottobre 2013

 

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova

 

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